Letteralmente il termine gnatologia origina dal greco e significa studio della mascella.

Questo neologismo fu introdotto da Stallard H.-Beverly B. e McCollum nel 1924 con l’intento di creare una branca dell'odontostomatologia che si occupasse dello studio del sistema stomatognatico nelle sue componenti, in condizione di statica e funzione (ortofunzione, patofunzione e parafunzione), intendendo per sistema stomatognatico il complesso mandibola-mascellare-articolazione temporo-mandibolare.

L’analisi dei problemi temporo-mandibolari nasce però ben più lontano; si possono infatti leggere scritti dell’antico Egitto risalenti al 3000 a.C. inerenti la dislocazione mandibolare ed anche scritti di Ippocrate che descrisse un gruppo di soggetti con grave affollamento dentario e cefalea.

Lo studio delle problematiche temporo-mandibolari ha vissuto diversi momenti evolutivi.

La prima tappa è stata l’analisi dei rapporti scheletrici tra mascellare e mandibola con la base cranica e la ricerca dei metodi di riproduzione dei medesimi in articolatore: gnatologia meccanica o geometrica (con l’intento di creare un modello di forma anatomica dentaria di occlusione e di rapporto maxillo-mandibolare in termini di posizione rispetto alla base cranica).

Il passo successivo fu la registrazione, analisi ed interpretazione dei movimenti mandibolari ed il ripristino dell'ortofunzione attraverso l'applicazione dei concetti della gnatologia meccanica ai fini della riabilitazione protesica, ortodontica e/o chirurgica: gnatologia bio-dinamica (con l’intento di creare un modello di funzione mandibolare ideale da utilizzare nella riabilitazione del paziente disfunzionale nella convinzione che il riprodurre la condizione ideale porta inevitabilmente al successo terapeutico).

Si volle quindi riprodurre artificialmente il rapporto di posizione maxillo-mandibolare ed il movimento mandibolare allo scopo di fare terapia nella convinzione che la genesi dei disturbi temporo-mandibolari fosse in questo ambito: occluso-articolare.

Solo secondariamente si prenderà in considerazione l’analisi neuro-muscolare allargando i confini del sistema masticatorio (inteso fino ad ora solo come ingranaggio dentario, osso mascellare, mandibola ed osso temporale), alla muscolatura masticatoria del collo e delle spalle alla colonna cervicale, osso ioide e cingolo cleido-scapolo-sternale: si costituisce di fatto il concetto moderno di sistema stomatognatico.

Si riuscì a capire come l’apparato dentale, direttamente ed indirettamente, sia coinvolto in funzioni quali la deglutizione, la fonazione, la respirazione, la mimica, la postura.

Grazie alla cinefluoroscopia Klatsky e Fowler nel 1938 dimostrarono che nella masticazione la testa si muove sull’atlante e sulle altre vertebre cervicali e toraciche ed entra in movimento anche il cingolo cleido-scapolo-sternale.

Questo implicherà la nascita di figure nuove nel trattamento dei disordini temporo-mandibolari a fianco dell’Odontoiatra (posturologi, osteopati, kinesiologi, chiropratici): si costituisce il concetto di team gnatologico.

La componente neuro-muscolare oggi si tende a definire neuro-mio-fasciale considerando quindi anche l’importanza delle fasce che avvolgono tutta la muscolatura.

Da ultima ma non per grado di importanza la componente psico-emotiva del soggetto fu presa in considerazione come fattore eziopatogenetico di disordine temporo-mandibolare; la sua analisi registrazione ed interpretazione è alla base di un’altra scuola di pensiero nel trattamento di tali disturbi.

La psiche del paziente è in grado di intergire, via sistema neroso vegetativo, con il funzionamento muscolare-somatico attraverso la connessione del nucleo dell’amigdala.

Sia comunque l’analisi della problematica fatta dando più importanza alla componente occlusale-scheletrica, neuro-muscolare o psico-emotiva tutti questi possono essere ritenuti passaggi evolutivi dello studio di una problematica complessa di eziologia multifattoriale in cui tutte le componenti giocano un ruolo; l’abilità dello gnatologo è quella di riconoscere la dominante producendo quindi una diagnosi (punto di arrivo e partenza) che costruisca una terapia efficace non volendo estremizzare le basi di una teoria rispetto ad un’altra; ma integrandole fra di loro in modo sapiente avvalendosi di un gruppo di supporto integrante un posturologo, un otorino-laringo-iatra, un neurologo, un terapista del dolore, un ortottista e considerando il fatto che la patologia temporo-mandibolare è sempre multifattoriale o a genesi unifattoriale e manifestazione multifattoriale.

La terapia efficace è quindi quella che riconduce al benessere e lo mantiene nel tempo.

Risulta necessario portare il paziente in una condizione di benessere utilizzando dapprima manovre il più possibile non invasive, non riabilitative definitive, non costose: “preterapia”.

Questo allo scopo di identificare e quantificare l’importanza dei vari movens eziologici su cui si dovrà indirizzare la terapia ultima considerando l’uomo in termini di entità corpo nella sua interezza ed indinscibilità: sistema complesso dinamico aperto.

Sistema complesso in quanto segue le regole della non linearità (scomposto, rotto non si riesce a riprodurre, il contrario del sistema chiuso regolato da postulati-assiomi, regole che non cambiano più: Newton, Euclide, Darwin).

Sistema dinamico in quanto è in continuo cambiamento.

Sistema aperto in quanto facilmente adattabile e non in modo sempre prevedibile: se c’è una infezione di un virus non necessariamente si sviluppa la malattia ci possono essere delle ipotesi di previsione (metodo analitico, metodo riduttivo); nel sistema chiuso se c’è un problema la risposta è certa (regola, assioma) e sempre la stessa (metodo sintattico, metodo deduttivo).

Il sistema chiuso non prevede ipotesi; il corpo e la medicina non possono prescindere dalle ipotesi ma includono in quanto sistema aperto anche i modelli della logica del sistema chiuso.

La patologia gnatologica si compone di due gruppi:

  1. quadri sito specifici (articolare, muscolare, occlusale);
  2. disordine temporo-mandibolare o sindrome algico-disfunzionale o disordine cranio-mandibolare o mioartropatia.

Per quadro sito specifico si intende la patologia di uno solo dei distretti odontoiatrici costituenti il sistema stomatognatico: si parlerà di patologia articolare (incoordinazione condilo-meniscale, artopatia, capsulite, discite e artrite), muscolare (ipertono, spasmo, miosite) od occlusale (usure occlusali, usure cervicali, mobilità dentaria, migrazione dentaria).

Per disordine temporo-mandibolare si intende una alterazione dell’equilibrio forma-funzione tra i distretti odontoiatrici: occlusione, articolazione temporo-mandibolare e muscoli masticatori con comparsa di segni e/o sintomi (alterazione di forma e/o funzione, dolore), in più di uno dei distretti sopraelencati contemporaneamente o sequenzialmente in disfunzione.
QUESTO E' IL CAMPO DI AZIONE DI QUELLA CHE MI PIACE DEFINIRE "GNATOLOGIA CLASSICA".

Il disordine temporo-mandibolare (DTM) colpisce il 3-7% della popolazione mondiale almeno in un episodio nel corso della vita  e l’analisi del paziente mette in evidenza, nella maggioranza dei casi, un insieme di segni e/o sintomi inerenti anche a distretti anatomo-funzionali non odontoiatrici ; questo porta a legittimare l’affermazione che il disordine temporo-mandibolare va diagnosticato e trattato in modo interdisciplinare (e la terminologia di disordine cranio-mandibolare o sindrome algico-disfunzionale occluso-posturale ).

QUESTO E' IL CAMPO DI AZIONE DI QUELLA CHE MI PIACE DEFINIRE "GNATOLOGIA INTERDISCIPLINARE".

Lo gnatologo è un ortopedico cranio mandibolare, un architetto cranico, un perturbatore posturale.